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sabato, ottobre 28, 2006

Chiedi chi erano i Beatles

Chiedi chi erano i Beatles
di Norisso - Curreri (Gli Stadio)

Se vuoi toccare sulla fronte il tempo
che passa volando
in un marzo di polvere e di fuoco
e come il nonno di oggi sia stato
il ragazzo di ieri,
se vuoi ascoltare
non solo, per gioco
il passo di mille pensieri
chiedi chi erano i Beatles

Se vuoi sentire sul braccio
il giorno che corre lontano
e come una corda di canapa
è stata tirata,
o come la nebbia è inchiodata alla mano
fra giorni sempre più brevi
se vuoi toccare col dito
il cuore delle ultime nevi
chiedi chi erano i Beatles

Chiedilo a una ragazza di quindici anni di età
chiedi chi erano i Beatles
e lei ti risponderà
la ragazza bellina
col suo naso garbato,
gli occhiali e con la vocina
chi erano mai questi Beatles
lei ti risponderà!

I Beatles non li conosco
e neanche il mondo conosco
Sì sì conosco Hiroshima,
ma del resto ne so molto poco.
Ha detto mio padre:
"L'Europa bruciava nel fuoco."
Dobbiamo ancora imparare, siamo nati ieri, siamo nati ieri.

Dopo le ferie d'agosto,
non mi ricordo più il mare.
Non ricordo la musica,
fatico a spiegarmi le cose.
Per restare tranquilla,
scatto a mia nonna le ultime pose
chi erano mai questi Beatles

Voi che li avete girati nei dischi e gridati
voi che li avete aspettati ascoltati bruciati e poi scordati
voi dovete insegnarci con tutte le cose
non solo a parole
chi erano mai questi Beatles
chi erano mai questi Beatles

La pioggia cade presto asciugata dal sole.
Un fiume scorre su un divano di pelle.
Ma chi erano mai questi Beatles
Le auto hanno brusche fermate
e le radio private
mettono in onda
la nebbia e le vecchie paure.
Chi erano mai questi Beatles

Di notte,
sogno città che non hanno mai fine.
Sento tante voci cantare
e laggiù gente risponde.
Nuoto fra le onde di sole,
cammino nel cielo del mare.
Chi erano mai questi Beatles
Chi erano mai questi Beatles

Questa canzone è per i giovani, troppo spesso villipesi da un mondo ostile, trattati spesso con sufficienza da gente stolta con i capelli grigi.
Ma questa canzone è anche per gli adulti e anche per gli anziani, troppo spesso ignorati perché fuori moda, con le loro esperienze buttate via come fossero vecchi giornali.
Perché - sembrerebbe banale, ma evidentemente non lo è - solo dall'unione della solida esperienza e dell'audace intraprendenza potremo costruire qualcosa di buono. Questa sera, o comunque quando vi capiterà di leggere questo piccolo pensiero, guardate i vostri genitori o i vostri nonni, guardate i vostri figli e i vostri nipoti, e provate ad ascoltarli.

Nin@ e Mister X
Gli autori dello Scarabocchio. Sono una giovanissima e un "matusa". Lo scarabocchio lo trovate nel sito ed è ospitato anche sulla community blogfriends

lunedì, ottobre 23, 2006

Meno male che c'è Family Compo...


Sì, meno male che c'è. Perchè questo graziosissimo manga è non solo un fumetto divertente pieno di gag. E' la storia di un ragazzo che rimane orfano (di padre, perchè di madre è orfano già da bambino) e che viene invitato a vivere a casa dello zio(il fratello di sua madre), sua moglie e la loro figlia. E fin qui sembrerebbe tutto normale...a parte che lo zio in questione è una donna e sua moglie è un uomo. Insomma, sono una coppia invertita: lei, Yukari, è in realtà lo zio, un uomo, e lui, Sora, è in realtà una donna. E come se non bastasse la loro figlia, Shion, cambia alternativamente sesso a suo piacimento. Come vi sentireste ad entrare in una famiglia così?? Il nostro dolce Masahiko, protagonista della serie, è ovviamente un po' spaesato all'inizio, ma via via che i giorni (e i fumetti) passano, impara che la cosa più importante è AVERE una famiglia, con un padre che sà essere autoritario e fermo, una madre dolce e comprensiva, e una sorella acuta e dispettosa...e poco importano i sessi. Il bel fumetto di Tsukasa Hojo (l'autore di City Hunter, tra l'altro) ci insegna che non sono importanti le apparenze, ma quello che uno ha nel cuore. Oltre alla catena interminabile di equivoci, e del dilemma che affligge il nostro Masahiko se Shion è in realtà un uomo o una donna, F. Compo ci dà una visione molto acuta del nostro mondo, dove spesso ci sono persone che escono dai confini di quello che viene chiamato "normale" (ma cosa è normale, in fondo?), e che per questo vengono giudicate, o peggio, discriminate. Masahiko cambia completamente la sua visione del mondo, e alla fine della serie è inevitabilmente più maturo, più forte, in una parola, cresciuto. In questo mondo in cui viviamo, dove "Tutto su mia madre" di Almodovar viene trasmesso solo in seconda serata "...per la scandalosità degli argomenti trattati", dove avere il figlio gay è peggio che averlo senza una gamba, dove tutti, a modo nostro, siamo un po' bacchettoni e formali, sì, io dico: meno male che c'è Family Compo, che anche essendo solo un piccolo fumetto, ci fa vedere che per essere amati basta essere semplicemente noi stessi.
Buona giornata

JollyViola

sabato, ottobre 21, 2006

L'eternauta - Il vagabondo dell'infinito

L'eternauta è un fumetto, ma non è un fumetto qualsiasi. E' la storia dell'invasione della Terra da parte di alieni ostili, ma non è la solita storia di fantascenza. L'Eternauta si sviluppa nel presente (anzi, dal nostro punto di vista, nel passato) come vicenda drammatica, piena di colpi di scena, in cui - tra pochi spiragli di luce - si viaggia nella notte dell'uomo. E' un fumetto che sconcerta, perché pieno di agghiaccianti profezie. Scritto dal grandissimo Hector G. Oesterheld e disegnato da Francisco Solano Lopez, l'Eternauta venne pubblicato tra il 1957 e il 1959 su Hora Cero Semanal, in Argentina. In Italia fu pubblicato da Lanciostory, ed è lì che io l'ho conosciuto ed amato. La storia si snoda tra nevicate che uccidono (come è successo a Chernobyl, ma oltre vent'anni dopo), tra uomini che scompaiono nel nulla (che richiama il dramma dei desaparecidos argentini e che coinvolse lo stesso Oestereheld, le quattro figlie e i tre generi, tutti spariti nel giugno del 1977), tra stadi usati come campi di concentramento (come è poi accaduto con il Golpe in Cile nel 1973), con un finale sorprendente ed agghiacciante.
L'Eternauta narra di uomini normalissimi trasformati in eroi dalle circostanze, del valore della libertà e della dignità dell'uomo, della grande forza dell'amore e dell'affetto per i propri cari, per gli amici. Colpisce più di tutto la lucida disperazione dei molti memorabili personaggi (tra tutti, Juan Galvez, il protagonista), consapevoli della fine inevitabile eppure capaci di lottare senza riposo per le cose in cui credono e che hanno care. Come accade un po' a molti di noi, piccoli uomini stupiti di questo nulla che cade giù lieve, giorno dopo giorno, ma che alziamo gli occhi e non pieghiamo la testa, perché è questo il senso - se poi di senso si può parlare - della nostra breve presenza su questo pianeta.
Ai grandissimi Oesterheld e Lopez, che ci hanno regalato altre perle stupende (di cui magari diremo in altre occasioni) grazie per aver regalato a milioni di lettori questo capolavoro. Il sito, argentino, è qui.

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lunedì, ottobre 16, 2006

"Se non penserò all'amore...


...non sarò niente". Così dice una frase del bravo Paulo Coelho...Sabato sono stata ad un matrimonio e vuoi che ancora non ho smaltito tutto l'alcool, vuoi che sono un'inguaribile sdolcinata, comunque stamattina mi sento piuttosto in vena di romanticherie.
Allora...potrei fare la misteriosa e dirvi in maniera molto ermetica, come fa la mia adorata Dickinson "che l'amore è tutto ciò che c'è, è tutto quello che sappiamo dell'amore"...Ma non lo farò. Potrei dirvi che in decine e decine di
film, libri, fumetti, cartoni animati si parla d'amore, in modi diversi ma tutti comunque belli. Perchè in genere quando si parla d'amore ci si azzecca sempre. Anche se si diventa sdolcinati, anche se si diventa strappacuore, anche se si diventa cinici e materiali, anche se si diventa banali, anche se si diventa esagerati, se si parla d'amore si dicono, di solito, le cose giuste. Ma perchè, dico io? Perchè se si racconta la storia di una prostituta come in Undici Minuti di Coelho, si parla d'amore? Perchè se si racconta di un papero e una papera che non sono sposati ma fidanzati da una vita e delle loro litigate, si parla d'amore? Perchè se si racconta i una donna che viene fatta prigioniera da una bestia e se ne innamora nonostante l'aspetto, si parla d'amore? Perchè se si scrive una poesia che si chiamo Ode al suo Aroma del grande Neruda, si parla d'amore? Lo sapete qual'è la risposta? Che l'amore è ovunque intorno a noi, in ogni piccola cosa, in ogni piccolo gesto che facciamo, se lo facciamo con il cuore, c'è amore...E allora che state aspettando, tutti voi là fuori che vi sentite ogni giorno più stanchi, più tristi, più delusi dal mondo?AMATE...è la risposta a tutte le domande degli esseri umani.
"Oggi parleremo di Agaphe, dell'amore vero che cresce incessantemente, che muove il mondo e rende l'uomo saggio"... (Paulo Coelho)
Buona settimana a tutti gli innamorati :-) ...e non!

JollyViola

sabato, ottobre 14, 2006

Muhammad Yunus - L'utopia e la ragione

Muhammad Yunus (bio in english; biografia in italiano) è un economista bengalese, che molti anni fa ha avuto un'intuizione semplicissima: i poveri non hanno bisogno di carità, ma di credito, di fiducia, per cavarsela da soli. ha creato una banca, la Grameen Bank, che concede il Grameencredit, che si basa non su complicate procedure legali (avete mai chiesto un prestito ad una banca?) che un povero non potrebbe nemmeno iniziare, ma semplicemente sulla fiducia. Il microcredito, offerto per la creazione di lavoro autonomo o comunque per attività generatrici di reddito, viene restituito nel 98% dei casi...Sì, avete capito benissimo: praticamente sempre, cosa che non avviene invece con i prestiti tradizionali (nel sistema bancario italiano, infatti, sono molti di più quelli he non restituisciono il denaro prestato). La storia della sua fondazione è stata raccontata dallo stesso Yunus nel libro autobiografico dal titolo 'Il banchiere dei poveri' (in Italia edito da Feltrinelli e appena uscito). Il "progetto microcredito" che è giunto a interessare 40 mila villaggi, con 1140 filiali e quasi 2.400.000 persone (il 945 donne) e il cui modello si è diffuso direttamente o indirettamente in 58 paesi (168 banche tipo Grameen) delle zone rurali (ma non solo) dei 5 continenti (e non solo paesi sottosviluppati), coinvolgendo circa 5 milioni di beneficiari. Le prospettive sono che il "sistema microcredito" arrivi a interessare 100 milioni di famiglie nel 2005 e ½ miliardo nel 2025. L'idea di Yunus si basa sul principio che non sono le persone a dover andare in banca, ma la banca dalle persone. Non si basa, quindi, sulla carità o l'elemosina, come moltissimi programmi di auito dell'occidente nei confronti dei paesi poveri, ma su meccanismi economici semplici ma funzionanti. Il gameencredit, infatti, è un'attività in attivo. Esso dà la precedenza assoluta alla formazione del capitale sociale, alla formazione di capitale umano, dà borse di studio. Questo grande studioso, che - non nascondiamocelo - ha rotto le scatole a tutto l'establishment mondiale, ora riceve il riconoscimento che gli spetta: il nobel. Ma con questo premio, e con il suo esempio, ci insegna ben altro...Ci insegna che l'economia non è una cosa fredda, da grisaglie ingrigite. Ci insegna che cambiare in meglio questo nostro mondo è possibile, e non necessariamente facendo rivoluzioni copernicane. Ci insegna che le cose semplici sono le più giuste e le più vere.

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domenica, ottobre 08, 2006

8 ottobre 2001 - la strage di Linate - Per non dimenticare

Sono trascorsi 5 anni da una triste mattina in cui si è consumata una tragedia. Il fatto è che un aereo che non poteva e non doveva atterrare sull'unica pista di Linate si ritrova a chiedere l'autorizzazione al decollo, quando un altro aereo (Un Sas) sta facendo altrettanto. C'é nebbia, la visibilità non supera i 50 metri, il radar di terra non funziona, i due aerei si incrociano, si scontrano; sono circa le otto del mattino. Dopo la collisione,il Sas continua la sua corsa e finisce nel toboga dello smistamento bagagli dell'aeroporto: 118 morti. Quasi cinque anni dopo si chiude il processo di appello per quattro imputati e altri quattro che avevano chiesto il rito abbreviato. Due condanne cancellate, una confermata e una ridotta: queste le principali decisioni prese dalla corte d'Appello. Restano 118 vite spezzate, 118 famiglie, speranze, progetti, vite, affetti, distrutti per sempre da fatalità, superficialità e colpe.
Nessuno restituirà i propri cari alle famiglie, ma quello che offende - o dovrebbe offendere - tutti noi è la leggerezza con cui si dimentica quanto è accaduto, si offende la memoria di chi non c'é più con i colpi di spugna della Legge (non ci sembra il caso di chiamarla Giustizia) e con l'oblio con cui moltissimi, scrollando le spalle, dicono "Bisogna andare avanti, la vita continua". Certo che continua, la vita è una strada che si può percorrere in un senso solo, ma se ha un senso (forse, semplicemente, non ce l'ha) esso è dato dal fluire di passato, presente e futuro. Non possiamo far rivivere quelle persone, ma abbiamo il compito di ricordarle e di ricordare, proprio per andare avanti.
Non possiamo far altro che questo. Un abbraccio forte forte a tutti voi.

I familiari stanno facendo molte cose belle; c'è anche un sito della Fondazione 8 ottobre 2001. Se vi aspettate un sito triste, vi sbagliate di grosso. Ci trovate tante notizie interessanti, iniziative, ecc.. Fateci un salto!

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giovedì, ottobre 05, 2006

Pane e cioccolata

Pane e cioccolata è uno dei più bei film italiani di tutti i tempi. E', probabilmente, la migliore interpretazione di uno dei più grani attori italiani, Nino Manfredi. Il regista è Franco Brusati, bravissimo e non molto conosciuto, purtroppo. Il film invece è abbastanza conosciuto, ma non certo come meriterebbe. La trama di solito non la racconto, rimando a qualche link della rete, ma stavolta non ho trovato niente di soddisfacente (e questo la dice lunga....). Insomma, Manfredi è Giovanni Garofoli, emigrato in Svizzera, civilissimo paese intriso di un razzismo terribile (memorabile la scena di Garofoli, che ha ritrovato il cadavere di una bambina, vessato dal commissario che poi, allontanato il nostro protagonista, accoglie con grande cortesia il reo confesso mostro - naturalmente svizzero) in cui egli prova a costruire un futuro per sé e per la sua famiglia, rimasta in Italia. Molte disavventure: perde il posto per aver fatto pipì (sic!!!) intreccia una relazione molto discreta con un'esule greca ("Ah, già, voi state pure...peggio de noi", dice il povero Nino ad un certo punto) diventa simpatico ad un bancarottiere italiano, il bravissimo Johnny Dorelli, che lo accoglie ma poi lo buggera, suicidandosi senza avergli rivelato dove ha depositato i sudati risparmi di Nino (battuta di Nino sul letto di morte di Dorelli: "e che gli dico, che ho prestato i soldi a un miliardario?"), finisce clandestino con una famiglia che "sceglie" di vivere in un pollaio e i cui componenti - italiani - si comportano come veri e propri polli (indimenticabile tutta la sequenza, ma la chicca è la battuta di Manfredi "Ma un posto così, cercando bene, non se poteva trovà pure in Italia?"). preso dallo sconforto, rinnega se stesso tingendosi di biondo, ma poi non regge ad un gol dell'Italia mentre guarda una partita di calcio dentro ad un bar ("Italiener Unde ma hanno segnato... 7 a 0 finsce sta partita, pure 8 se c'hanno tempo") e si ritrova espulso, deciso a tornare in patria - nonostante la bella greca, che nel frattempo ha occhiutamente sposato un ispettore della polizia per gli stranieri, gli faccia avere un nuovo permesso di soggiorno - ma, come risale sul treno, e sente per l'ennesima volta le piu trivie canzoni popolari (Chitarra, sole, mare e mandolino) che tanto disprezza, scende dal treno e si ritrova solo, mezzo biondo e mezzo bruno, sospeso tra una Svizzera che non lo accetta e un' Italia che non gli piace.
Che dire...non aver mai visto questo film è un vero peccato. Ci parla, mescolando dramma, risate, nostalgia di casa e odio per i troppi difetti millenari di questa nostra Italia, dell'uomo e della sua volgia di riscatto, della crisi italiana, ma di tante altre cose che solo guardando il film si possono cogliere appieno. Se volessimo racchiuderlo in una battuta, ricorda molto la canzone di Giorgio Gaber "Io non mi sento italiano".
Lo sguardo disincantato nello scompartimento del treno alla fine del film di Nino Manfredi è la perfetta incarnazione di ciò che Brusati (e Manfredi, sceneggiatore del film) ci hanno voluto dire: Italiani, è ora di svegliarsi..era il 1973, stiamo ancora aspettando....

martedì, ottobre 03, 2006

Caro vecchio Zio...

Da questo mese uno dei miei fumetti preferiti non è più un mensile ma diventa un bimestrale...Stò parlando di Zio Paperone. E' dal lontano numero 16 che seguo questo fumetto meraviglioso che propone ogni mese le storie più belle dei paperi. E ora mi abbandona...Zio Paperone è forse il mio personaggio preferito della banda dei paperi; è un vecchio (ma poi sembra davvero così vecchio?) papero dal passato avventuroso, apparentemente senza scrupoli ma in realtà dal cuore grande...pieno di contaddizioni, ricordi, rimpianti, piccoli fallimenti, vittorie...insomma, un papero molto molto umano. Tra i grandi disegnatori delle storie di ZP, oggi ho voglia di parlarvi di 2 di essi. Parlando dei paperi non si può non nominare, ovviamente, il più grande (a parer mio) maestro di tutti i tempi: Carl Barks. Il grande Maestro ha disegnato ed ideato alcune tra le più belle storie dei Paperi, dalle impegnate "Zio Paperone e il mistero delle 7 città" alle poetiche "Zio Paperone nella terra degli indiani pigmei", dalle più assurde come "Paperino e il mistero degli Incas" alle più puramente comiche come "Paperino e il topo". Il tratto chiaro, leggero, delicato e insieme raffinato, e il suo inconfondibile stile nello sceneggiare le storie non si dimentica, come non si dimentica che è per merito suo se il personaggio di Paperone è evoluto in quel meraviglioso personaggio che è ora. Già, e ora che il nostro adorato Maestro non c'è più? Chi potrà in qualche modo eguagliarlo? Be', a mio parere qualcuno c'è; stò parlando del criticatissimo e per me adorato Don Rosa. Questo simpatico signore riesce a creare delle storie che ti tengono attaccato alle pagine, e sono ricche di citazioni, leggende, fatti storici mescolati ai più rocamboleschi intrecci...e poi quel tratto, quel modo di disegnare così diverso da Barks ma per questo non meno bello, gli occhi dei paperi di Don sono più espressivi di quelli di qualche (presunto) attore del nostro cinema...Le storie di Don fanno piangere, ridere, riflettere, e a volte anche conoscere (so più cose sui templari grazie alle sue storie che alle cose fatte a scuola...). Ci fanno sentire vicini a questi paperi così buffi, a volte cinici e cattivi, a volte saggi, a volte simpatici, a volte antipatici e altre volte ancora commoventi. Vicini a questi paperi che non sono altro che come noi.
Buona giornata

JollyViola

PS: Al contarario di tanti autori che si sono susseguiti nel tempo cercando di COPIARE lo stile del grande Carl, Don Rosa si è accontentato di crearne uno suo, con un compromesso. In ogni sua storia compare una bellissima, dolcissima sigla: D.U.C.K (dedicated to Uncle Carl by Keno). Bravo Don, continua così.