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giovedì, ottobre 05, 2006

Pane e cioccolata

Pane e cioccolata è uno dei più bei film italiani di tutti i tempi. E', probabilmente, la migliore interpretazione di uno dei più grani attori italiani, Nino Manfredi. Il regista è Franco Brusati, bravissimo e non molto conosciuto, purtroppo. Il film invece è abbastanza conosciuto, ma non certo come meriterebbe. La trama di solito non la racconto, rimando a qualche link della rete, ma stavolta non ho trovato niente di soddisfacente (e questo la dice lunga....). Insomma, Manfredi è Giovanni Garofoli, emigrato in Svizzera, civilissimo paese intriso di un razzismo terribile (memorabile la scena di Garofoli, che ha ritrovato il cadavere di una bambina, vessato dal commissario che poi, allontanato il nostro protagonista, accoglie con grande cortesia il reo confesso mostro - naturalmente svizzero) in cui egli prova a costruire un futuro per sé e per la sua famiglia, rimasta in Italia. Molte disavventure: perde il posto per aver fatto pipì (sic!!!) intreccia una relazione molto discreta con un'esule greca ("Ah, già, voi state pure...peggio de noi", dice il povero Nino ad un certo punto) diventa simpatico ad un bancarottiere italiano, il bravissimo Johnny Dorelli, che lo accoglie ma poi lo buggera, suicidandosi senza avergli rivelato dove ha depositato i sudati risparmi di Nino (battuta di Nino sul letto di morte di Dorelli: "e che gli dico, che ho prestato i soldi a un miliardario?"), finisce clandestino con una famiglia che "sceglie" di vivere in un pollaio e i cui componenti - italiani - si comportano come veri e propri polli (indimenticabile tutta la sequenza, ma la chicca è la battuta di Manfredi "Ma un posto così, cercando bene, non se poteva trovà pure in Italia?"). preso dallo sconforto, rinnega se stesso tingendosi di biondo, ma poi non regge ad un gol dell'Italia mentre guarda una partita di calcio dentro ad un bar ("Italiener Unde ma hanno segnato... 7 a 0 finsce sta partita, pure 8 se c'hanno tempo") e si ritrova espulso, deciso a tornare in patria - nonostante la bella greca, che nel frattempo ha occhiutamente sposato un ispettore della polizia per gli stranieri, gli faccia avere un nuovo permesso di soggiorno - ma, come risale sul treno, e sente per l'ennesima volta le piu trivie canzoni popolari (Chitarra, sole, mare e mandolino) che tanto disprezza, scende dal treno e si ritrova solo, mezzo biondo e mezzo bruno, sospeso tra una Svizzera che non lo accetta e un' Italia che non gli piace.
Che dire...non aver mai visto questo film è un vero peccato. Ci parla, mescolando dramma, risate, nostalgia di casa e odio per i troppi difetti millenari di questa nostra Italia, dell'uomo e della sua volgia di riscatto, della crisi italiana, ma di tante altre cose che solo guardando il film si possono cogliere appieno. Se volessimo racchiuderlo in una battuta, ricorda molto la canzone di Giorgio Gaber "Io non mi sento italiano".
Lo sguardo disincantato nello scompartimento del treno alla fine del film di Nino Manfredi è la perfetta incarnazione di ciò che Brusati (e Manfredi, sceneggiatore del film) ci hanno voluto dire: Italiani, è ora di svegliarsi..era il 1973, stiamo ancora aspettando....

2 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Nino the best!
ciccio formaggio

08 ottobre, 2006 19:56  
Anonymous Anonimo said...

Grande Film ... lo rivedrei sempre!

19 marzo, 2008 04:36  

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