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domenica, luglio 30, 2006

Scusatemi se vi parlo di Gaber...


Per i tre o quattro che nella calda estate italiana hanno casualmente acceso il PC, stanno navigando e capitano da queste parti, oggi mi va di raccontarvi qualcosa di Giorgio Gaber.
L’ho incontrato per la prima volta nella mia vita all’età di circa sei anni, ascoltando un suo disco “La risposta al ragazzo della Via Gluck”, regalatomi da mio nonno. Da allora l’ho adorato. Giorgio Gaber è stato uno straordinario artista. Ha praticamente inventato (assieme a Sandro Luporini) un vero e proprio genere, il Teatro Canzone (memorabili le sue performance, ho avuto l’onore di vederne purtroppo solo 6, nei vari anni in cui è passato per la mia città).
Gaber è stato soprattutto un testimone di oltre quarant’anni di storia italiani, Anni affollati (come avrebbe detto lui) di molte storie, che ci ha raccontato con quel suo personalissimo stile, ironico, malinconico, graffiante, profondo, mai banale.
Si è mosso con leggerezza ma non leggermente a tutto campo, offrendoci pezzi memorabili di poesia : gli evergreen (“Barbera & Champagne”, “La ballata del Cerruti Gino”), la graffiante critica alla società contemporanea (fantastica “Com’è bella la città”, ma anche “La nave” ), l’interrogarsi sul senso - o non senso? – profondo dell’esistenza (mi vengono in mente “Far finta di essere sani” e “Gli inutili”), le canzoni sul rapporto di coppia (dalla stupenda e melanconica “Il Dilemma”, alla bellissima "C'é solo la strada" a grotteschi monologhi come “Dopo l’Amore”), quelle più “politiche” (da “Le elezioni” alle straordinarie “Qualcuno era comunista” e “La libertà”, ma anche “Destra o sinistra”) e altre più intimiste e struggenti (“Gildo”, “La paura”, “Il suicidio”).
Mi fermo qui, sennò non smetterei mai….ma voglio ricordare, per ultima, una canzone bellissima, intensa, dal suo ultimo disco, “Non insegnate ai bambini”.
Ah, a proposito: in questi giorni c'é a Viareggio il Festival Giorgio Gaber, è la terza edizione. Ci sono grandi artisti che lo ricordano. Se vi capita di passare da quelle parti, vale la pena di fermarsi. Lo organizza la Fondazione Giorgio Gaber

La libertà non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
Libertà è partecipazione
(G. Gaber)

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1 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Viva il grande gaber

12 agosto, 2006 23:44  

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